Neanche oggi ho voglia di scrivere del Gaio Minicio Valeriano perché qui è tutto grigio, non c'è il mare che dà una dignità a tutto questo spleen da grigio (qui al massimo ti viene voglia di reagire entrando in una trattoria e ordinando dell'arrosto) e non ci sono gatti, dentro l'armadio ci sono solo dei vestiti invernali, nessun cigolio, nessun segno di unghioni sul parquet (anche perché qui non c'è un parquet), niente sparizioni di speck, niente sardoni abbandonati in angoli remoti della casa.
L'unica cosa, ho sognato la neve, ora che ci penso ero a Vienna con la neve, nel vecchio ospedale (vicino c'è anche una Skodagaße), uscivo da una birreria, credo, ma avevo dimenticato gli stivali, un freddo.
Ho sognato anche che c'erano i delfini. Non a Vienna, però.
Poi, mi hanno detto, lontano da Vienna i delfini c'erano davvero.
(mi è venuto fuori un post molto più asburgico delle aspettative, il prossimo parlo di Las Spezia o dell'Egitto così bilanciamo)
Mi era venuta in mente in autobus ma non c'entrava con l'autobus, c'entrava con il Gaio Minicio e la sua professione di medico legale e i suoi pazienti, insomma, pazienti, però la scrivo meglio domani perché adesso sono stanca morta.
Secondo i più recenti calcoli, non sono spariti solo dieci giorni, ma tutto il mese di ottobre. Quindi, se qualcuno avesse visto il mio mese di ottobre 2009, le foglie gialle, le ultime giornate di sole, castagnate, ribolla, malinconiche passeggiate nei campi arati (se è stagione di campi arati, la è, vero?) eccetera, è pregato di mandare una mail. Grazie.
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Varie ed eventuali:
Prima varia ed eventuale: nonostante la misteriosa scomparsa del mese di ottobre, sono riuscita a registrare anche per quest'anno l'apparizione del batuffolo di nebbia primordiale, anche se stavolta non era più nella rotonda della COOP di collecchio, era in un campo vicino alla caserma dei pompieri.
Seconda varia ed eventuale: non mi viene più in mente, credo avesse a che fare con gli autobus.
Terza varia ed eventuale: l'altro giorno ho visto il gatto delle 6.30, quello che compariva sempre alle 6.30 in via H., che trotterellava in uscita da via H., però erano le 11.45, visibilmente ingrassato e un po' spelacchiato. Si registra inoltre l'apparizione di un gatto inedito (numero d'inventario 8) sul tetto di un edificio non proprio di fronte, comunque qui vicino.
Non è che sono in esilio in un posto che, a differenza di Tomi, non ha neppure un wireless da scroccare ai vicini o una chiavetta internet di Telekom Moesia, è che dovrei consegnare la tesi e improvvisamente sono spariti dieci giorni dal calendario.
Questa cosa che, al di fuori della valle del nilo, nessuno accetta la mia abitudine di piantare dei
giorni intercalari prima di una scadenza importante, mi sconvolge.
1. Il punto più irrilevante dell'ordine del giorno è quello su cui si scatenano le polemiche più accese, sterili e puerili.
2. (corollario) Il punto più irrilevante dell'ordine del giorno è quello che impegna più tempo.
3. Il punto che impegna più tempo è l'ultimo dell'ordine del giorno
4. Il punto più irrilevante, che scatena polemica, che impegna più tempo e che è l'ultimo dell'ordine del giorno è il tuo.
(prima stesura, più esplicita)
Ritorno a Parma:
come i treni a vapore,
son cinque ore.
(seconda stesura, più poetica)
Ritorno a Parma,
come i treni a vapore:
son cinque ore.
Narrami o Musa
di tutte le stazioni
tranne Samoggia.
Tomache, all'interno del ducato, sono i pomodori. Al di fuori dal ducato, invece, mi si fa notare che non vuol dire niente, ma fa lo stesso: adesso anche voi sapete cosa sono per me le tomache.
Il fatto è che io adesso ho la febbre (non è influenza suina, credo, a meno che i due gatti non facciano parte del regno dei suini) e mi gira anche un po' la testa, perché al pomeriggio mi deterioro, e allora stavo pensando alla incredibile dispersione di tomache che c'è nel ducato perché i camion che portano le tomache alle numerose aziende di trasformazione della tomaca in derivati della tomaca, i camion, dicevo, sono pieni fino all'orlo di tomache e nelle rotonde le tomache escono e si disperdono al bordo della strada.
Va bene, questo era solo una parte di quello che volevo dire sulle tomache, però ora mi accascio sul divano.
Mestieri che determinano la scelta o l'esclusione delle reclute
(...) ritengo che debbano essere esclusi dalla vita militare i pescatori, gli uccellatori, i pasticceri, i tessitori e tutti coloro che esercitano mestieri affidati di solito alle donne; possono invece essere utilmente arruolati i fabbri, i carpentieri, i cacciatori di cervi e di cinghiali (...)
ibid., I 7.
"Sì, naturalmente sono un vero ranocchio, come lei stesso può vedere. Non sono né una metafora, né una citazione, né una decostruzione, né un prototipo, nessuna di queste cose complicate. Sono un ranocchio autentico. Vuole sentirmi gracidare?"
Murakami Haruki, Ranocchio salva Tokyo, in Tutti i figli di dio danzano